Non che abbondino le energie visto che le vacanze sono ancora da fare ma forse qualche riflessione generata dal dibattito intorno al codice digitale, al rinnovamento della pa, e al ruolo degli archivisti vale la pena di farlo. Impossibile farlo in maniera compiuta ma proviamo intanto a tirar fuori qualcosa.
La mia sensazione, tanto per cominciare dal ruolo degli archivisti e dalla loro incisività, è che all'iniziativa individuale si lasci fin troppo spazio col risultato di creare potentati di riferimento che in qualche caso hanno diritto di cittadinanza nelle stanze del potere dove si elaborano i complessi algorititmi che governano la trasformazione della pa ma che finiscono poi coll'essere fagocitati. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Molti di noi sgomitano in maniera scomposta per potersi sedere a quei tavoli mentre si vedono poche iniziative che davvero vogliano garantire una visibilità reale alla componente (perchè quella archivistica è solo una componente di questo processo) archivistica.
Questo anche perchè è difficile di questi tempi e con queste risorse capire chi o che cosa debba rappresentare gli archivisti. Il modello tradizionale che fa perno nel nostro paese sull'amministrazione è drammaticamente in crisi per la carenza di risorse e per la schizofrenia incurabile che sembra paralizzarla nella individuazione dei propri obiettivi: archivi storici o archivi digitali in formazione? Impossibile rispondere con gli strumenti attuali. E proprio qui sta il punto: si è creduto e si crede di poter governare la trasformazione con strumenti e strutture e conoscenze e professioanlità validi ma datati e concepiti a scopi diversi. Il rinnovamento invece deve essere strutturale non congiunturale...
Ma se non l'amministrazione chi? Il dibattito è aperto ma piuttosto sconsolante. La comunità accademica? Mi pare che sia un altro anello debole anche se qualcosa si sta muovendo. Ma lì le logiche di piccolo cabotaggio della gestione del potere e delle risorse prevalgono ancora sulla ragionevolezza.
Le associazioni professionali cioè l'ANAI? Anche questo è un pezzo di discorso da fare ma sarebbe troppo lungo adesso. Certo un'associazione professionale che abbia un approccio "moderno" potrebbe essere uno strumento importante ma ad oggi l'ANAI soffre forse degli stessi mali dell'Amministrazione di cui riflette un pò troppo pregi e difetti.
Per il momento mi fermo qui sperando che il dibattito dia l'occasione di puntualizzare ulteriormente.
Naturalmente tutto questo non significa che le cose non possano migliorare ma in linea di massima direi che piuttosto che di lamentazioni c'è bisogno di salutari incazzature (mi scuo per il termine ma è davvero l'unico adeguato) soprattutto all'interno della comunità archivistica che continua a disperedere energie soprattutto per la secolare pigrizia e resistenza al cambiamento che la contraddistingue, incapace (in qualche caso anche per motivazioni oggettive) di elaborare strumenti efficaci a farne emergere davvero il ruolo e il valore.