Vorrei riprendere alcune considerazioni emerse nel dibattito relativo all'archivio della presidenza del consiglio segnalando tra l'altro la mail di ingrid germani comparsa stamani su archivi23 che mi sembra fornisca ulteriori spunti di riflessione. Detto questo premetto che francamente non comprendo il meccanismo dell'anonimato a difesa della libertà di espressione. Mi sembra contraddittorio chiamare gli archivisti genericamente intesi a sollevamenti popolari contro i modelli imperanti senza nemmeno poi assumersi la responsabilità di una firma in uno spazio di discussione libero come questo... Mi sembra che si evochi un clima da caccia alle streghe che non ha motivo di esistere. Al contrario posizioni contrapposte sono il pane di uno spazio di discussione quindi per il blog ma anche per l'ambito universitario il nostro utente anonimo è davvero prezioso...altro che nascondersi dietro l'anonimato per timore di non meglio identificate repressioni! Ad ogni modo rispetto la scelta e naturalmente le opinioni espresse anche se molte non le condivido.
A questo punto qualche considerazione anche sui temi affrontati che sono molti e mi sembra molto seri.
La mia posizione personale sul rapporto tra archivisti istituzioni archivistiche e archivi di stato è abbastanza cjhiara da tempo. non condivido l'individuazione della casta degli archivisti di stato come responsabile di tutte le disgrazie della professione. come è ovvio esistono archivisti di stato bravi, meno bravi e cialtroni. esistono archivisti di stato che comprendono che la loro professione deve essere quella di comunicatori di informazioni e quelli che si arroccano su posizioni di privilegio che dal controllo di tali informazioni derivano. ma non è un problema di inquadramento è un problema di natura squisitamente culturale. anche al di fuori degli archivi di stato non mancano esempi di archivisti preparatissimi ma assai poco inclini a "comunicare".
il ruolo forte degll'amministrazione lo sappiamo bene è un portato storico. il modello conservativo, le scuole e anche l'ssociazione professionale nascono e si sviluppano intorno a questo approccio che fa degli archivi di stato il cuore del sistema archivistico. almeno fino a un certo periodo. da un pò di tempo a questa parte però le cose sono cambiate ancghe perchè l'amministrazione non assorbe più risorse. e non sono sem,pre cambiate in peggio. da molti anni ormai senza bisogno di aspettare assunzioni da parte degli enti pubblici c'è chi esercita più che decorosamente la professione o come libero professionista (non disprezzerei troppo gli alp) o in fome più strutturate. avviene anche nelle marche: c'è chi lavora e lavora bene nelle difficoltà ma senza aspettare soluzioni dall'alto che per quanto decentrate mi sembra non facciano altro che aspirare ad una riproduzione locale del tanto criticato modello degli archivisti di stato.
qui nessuno -tanto meno il prf. feliciati!- difende rendite di posizione. anzi si lavora molto sulle possibili alternative tentando come altrove avviene di mettere insieme istituzioni (regioni, soprintendenze, università) e risorse professionali disponibili. con risultati alterni ma con grande impegno da parte di tutti. vorrei ricordare a mero titolo di esempio che presso l'archivio di stato di ancona (attualmente diretto da giovanna giubbini anche lei evidentemente rea a causa del suo contratto presso unimc di appiattire il dibattito?non è anche qui un problema di persone? chiedere a chi ha frequentato i corsi se il dibattito l'appiattisce il ruolo o lo spessore minimo di chi insegna magari con tanto di cattedra strutturata...) lavorano alcune persone laureatesi a fermo e che in questa fasel'amministrazione perprogetti come il sias sta attingendo a piene mani ai laureati elle diverse cattedre italiane.
è vero esistono sacche di resistenza ma il massimalismo noni aiuta. quello che a mio avviso serve è un approccio detrminato e non rassegnato propositivo e non supino, informato e attento. si corre il rischio altrimenti di contrapporre alle grandi parole e ai piccoli insulti stereotipi altrettanto lisi...
sui problemi della gestione concordo molto (almeno nelle linee generali) con le posizioni espresse: sono le stesse che abbiamo cercato di esplicitare per esepmio durante il corso di loreto e proprio in questi giorni sto tentando di dar corpo a un piccolo articolo al riguardo. appena è cotto per quello che può servire lo rendo disponibile sul forum. intanto qualcosa potete trovarla sul cd della soprintendenza disponibile in biblioteca e relativo appunto alle lezioni del corso di loreto di questo inverno. io credo che al di là dei modelli organizzativi deve essere molto chiaro su questo terreno che descrivere e inventariare non serve a niente se non si progetta anche la gestione attiva e che la gestione attiva sia il terreno sul quale gli archivisti dovranno concentrarsi...
due parole infine sull'università (del palio di fermo da senese non posso interessarmi, lo capite bene...)
la situazione di difficoltà è evidente ma sorge paradossalmente anche e soprattutto da posizioni quelle sì di retroguardia di chi continua a percepire l'accademia come un edificio isolato sul monte del sapere...
giuro che anch'io vorrei un'università più attiva. cerco però di non lamentarmi tanto e di tentare nei limiti delle mie ridottissime possibilità di parlare meno che posso e di fare qualcosa all'interno di un contesto che in più di un'occasione mi ha lasciato stupefatto per il suo desiderio di particolrismo e marginalità ceracata con tutte le forze per poi potersi lagnare dell'isolamento e dei torti subiti...
mi scuso per la frammentarietà e chiudo ringraziando chi alza la sua voce magari anonima ma quanto mai utile fuori dal coro