
Federico Valacchi docente di archivistica e archivistica informatica presso l'Università di Macerata
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Riporto un trafiletto del "Il Sole-24 ore" di Sabato 21 gennaio 2006:
" Con il nuovo sistema del mandato telematico, basato sullo standard Abi, la Camera di commercio di Ferrara da lunedì eliminerà la carta negli ordinativi di pagamento a favore delle imprese ... Tutta la documentazione viene sottoscritta con firma digitale, trasmessa alla banca con posta elettronica certificata e archiviata secondo la delibera Cnipa 11/2004. Un nuovo filone per sperimentare l'innovazione tecnologica - commenta il presidente della CdC, Carlo Alberto Roncarati - nello spirito del codice dell'amministrazione digitale in vigore da quest'anno ".
Non sò a voi ma a me queste notizie, dal profondo del mio isolamento - rispetto al vostro ambiente - , mi colpiscono e allora, con riferimento anche ad altri veri e propri articoli su questi argomenti mi chiedo: " Ma perchè nel Sole -24 ore ( quotidiano di grande diffusione) non tovo mai un articolo scritto anche da un archivista .... (?) (!) .... "
Segnalo un ' esperienza che mi ha ricordato molto quella raccontata da Silvia qualche tempo fà, solo che in questo caso gli allievi non sono stati i ragazzi ma gli insegnanti di alcune scuole elementari, medie e superiori. Si tratta di un corso dedicato all'approccio alla fonte archivistica che all'epoca del suo svolgimento (novembre-dicembre 2001) sembra abbia "aiutato a comprendere l'importanza di inserire all'interno del curricolo di storia delle unità sulle fonti documentarie ", quale punto di partenza per costruire un possibile percorso didattico con le classi.
http://www.valletrompia.it/or4/or?uid=esy.main.index&oid=45468
Segnalo un articolo ormai datato consultabile all'indirizzo http://www.giurdanella.it/mainf.php?id=7222&abc=.html
La questione solevata da Mara merita probabilmente un approfondimeno che vada al di là dell'aggiornamento di link. Si potrebbe intanto sentire la soprintendenza e magari pensare ad una giornata di studio per la presentazione del titolario medesimo. L'università ci mette cappello e sede e forse qualche euro. se qualcuno integra un pò le spese e sostiene dal punto di vista del lavoro organizzativopotremmo chiedere a giorgetta bonfiglio dosio di partecipare per illustrare il titolario ai comuni marchigiani o almeno a quelli delle province interessate
Sul sito del Ministero per i beni e le attività culturali la presentazione dello stato dell'arte del progetto del "Gruppo di lavoro per la formulazione di proposte e modelli per la riorganizzazione dell'archivio dei comuni " è ferma al 2003 (http://www.archivi.beniculturali.it/divisione_III/comuni/presentazionealtitolario.html), mentre sul sito dell' Università di Padova (Dipartimento di storia) a gennaio 2006 è stata pubblicata la documentazione relativa aggiornata al 2005 (http://www.storia.unipd.it/index.php?pagina=vnotizia&ncod=1130146902191885701207384), che prima ancora era reperibile su quello dell' ANCI ( http://www.anci.it/sezionihp.cfm?sezione1=Archivi%20Comunali).
Il risultato nella mia zona è che il piano di classificazione messo a punto dal Gruppo di lavoro suddetto viene chiamato sia in alcuni Comuni che da un'importante ditta informatica che li ha forniti del programma di protocollo informatico "Titolario ANCI", come se fosse stato realizzato da questa associazione. Forse c'è qualcosa che mi sfugge ... o forse quelli della mia zona sono dei casi isolati ... oppure sarebbe stato meglio che il Servizio III della Direzione generale per gli archivi avesse aggiornato la presentazione dello stato dell'arte del progetto in modo da potervi accedere anche attraverso un link passando per gli altri due siti. Io credo che questa sia una cosa da non sottovalutare perchè secondo me contribuisce a gettare ombra su una professione alla quale - in certi ambienti - non viene già/ancora riconosciuto il giusto valore. Ma ripeto forse c'è qualcosa che non sò.
Il Ministero dell'interno - Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali - ha emanato la Circolare n.62 del 28 dicembre 2005, prot. 200513759-15100/22080, avente come oggetto " Documentazione tecnico-architetturale ed applicativa concernente il collegamento dei comuni al CNSD per l'invio dei dati anagrafici all' INA " , con la quale informa - tra l'altro - le Prefetture che con decreto ministeriale è stata approvata la documentazione tecnico-architetturale ed applicativa inerente il collegamento dei Comuni al Centro Nazionale dei Servizi Demografici " per l'invio, tramite la porta applicativa, dei dati anagrafici con lo standard di comunicazione XML - SAIA ". Insieme alla circolare è stato trasmesso anche un " ALLEGATO TECNICO ". I documenti citati sono consultabili all' indirizzo http://www.servizidemografici.interno.it/sitoCNSD/documentazioneRicerca.do?metodo=dettaglioDocumento&servizio=documentazione&ID_DOCUMENTO=819
Carissimi bloggisti mi scuso per il prolungato silenzio ma sono tempi duri. Sono in atto infatti trasformazioni che potranno avere ricadute decisve sul futuro del nostro corso e soprattutto sull'edificio che piano piano stiamo cercando di costruirci intorno. Stiamo lavorando tutti (insomma tutti tutti no, diciamo alcuni, diciamo pure i soliti) per cercare di trovare soluzioni soddisfacenti per porre rimedio ai disastri che l'ignoranza di molti, l'arroganza di alcuni e il cinismo miope di altri hanno causato. Nell'immediato nulla cambia naturalmente ma come si dice in questi casi bisogna progettare il futuro.
Le trasformazioni anche se con pasolini piango per ciò che cambia anche se si migliorerà (lo spero, almeno) possono essere opportunità per rivaluatre da altri punti di vista ciò che davamo per scontato.
Per questo motivo non appena il quadro sarà più chiaro troveremo il modo per discutere sulle modalità di ricollocazione di quello che io ormai considero un vero e proprio gruppo di lavoro nel nuovo scenario sia per ciò che riguarda la didattica che per quanto concerne la ricerca e le sue ricadute in termini di opportunità professionali.
Una volta di più insomma c'è bisogno di partecipazione e di coesione e tanto più ampia sarà questa partecipazione tanto migliori potranno essere i risultati.
Immaginate (e passatemi l'immagine un pò in contro tendenza con i miei modelli) che la trincea da cui si difendono le posizioni abbia un solo posto. Ecco per una serie di motivi lì dentro ci sono capitato io. Quello che chiedo in termini di partecipazione umana ma direi soprattutto di partecipazione è che mi riforniate di munizioni con i vostri consigli e soprattutto con la vostra presenza, sia pure virtuale.
I lavori di revisione del Codice dell’amministrazione digitale, entrato in vigore, come ci ha ricordato il Prof. Feliciati, il primo gennaio 2006, sono stati avviati il 17 ottobre 2005 attraverso una consulta di esperti (tutti giuristi) chiamati presso il Dipartimento per l’innovazione allo scopo di formulare osservazioni e definire alcune possibili modifiche da apportare al testo che intanto è entrato in vigore così come pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 16 maggio 2005 n.111 (S.O. n.93). Il risultato della consulta di esperti è stato una bozza di un decreto correttivo “diramato”, come si legge su “Interlex”, dal Dipartimento alle amministrazioni competenti e ad alcuni dei partecipanti alla riunione del 17 ottobre. Questa bozza, discutibile a sua volta nei contenuti, sembra tra l’altro consultabile per gli altri solo su “Interlex”. Intanto, su un binario parallelo, il Gruppo di lavoro sulla dematerializzazione dovrebbe già da tempo essere all’opera in modo da giungere a proporre iniziative per razionalizzare, modificare o integrare la normativa vigente, ma non mi sembra che nel contesto sopra richiamato si sia ancora tenuto conto di questa sua attività e in particolar modo del documento ANAI che ha recepito ad aprile scorso, né tantomeno del parere formulato dal Consiglio di Stato nell’adunanza del 7 febbraio 2005, che sino ad ora, per quel che ci interessa, ha avuto come esito "mi pare" solo la permanenza nella normativa vigente dei noti articoli del D.P.R. 445/2000 (con i loro limiti) e il differimento dell’entrata in vigore del Codice al primo gennaio
Il riepilogo è scarso ... lo sò... ma tanto la storia continua ...
Perchè Pirandello? Pensateci un pò ...
Il Codice, allo stato attuale delle cose e visti i tagli drammatici della finanziaria sui bilanci della Pubblica Amministrazione (il comma 51 di cui Marap ci ha informato, oltre ad essere scritto particolarmente male, è inapplicabile) mi sembra impossibile da rendere amministrazione attiva.
Nonostante questo, leggetevi cosa ne scrivono i giornali ...
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ROMA - Oggi è entrato in vigore il codice Codice dell'Amministrazione Digitale, che introduce importanti novità nel campo del rilascio di certificati, delle comunicazioni tra cittadini e pubblica amministrazione e nell'archiviazione di atti. La burocrazia, se non si snellirà, almeno avrà per alcuni tempi meno lunghi, basterà eseguire alcune operazioni online e si eviteranno file e pacchi di carta. Ecco alcune delle novità principali del nuovo codice.
I certificati. Sono 35 milioni i certificati prodotti annualmente dalle pubbliche amministrazioni, con un costo per i cittadini di circa 13,50 euro per ciascun certificato. La Pubblica Amministrazione digitale azzererà il numero dei certificati attraverso la trasmissione telematica dei documenti tra amministrazioni e la condivisone dei database. Cittadini ed imprese potrebbero risparmiare oltre 400 milioni di euro.
La posta elettronica. Sono stimati in 31 milioni i messaggi di posta elettronica inviati tra pubbliche amministrazioni e nei contatti di queste con l'esterno, e in 18 euro il risparmio ottenuto per ogni e-mail rispetto alla gestione di un messaggio di posta tradizionale. Il Codice, riconoscendo piena validità giuridica alle comunicazioni per via telematica, pone le basi per un incremento del loro numero e, soprattutto, per una sostituzione quasi totale della vecchia trasmissione cartacea. Una stima molto
prudente valuta in circa 360 milioni di euro i risparmi che ne potrebbero derivare sin dal primo anno.
Gli archivi. Con il Codice, la pubblica amministrazione senza carta diventa realtà. Tutti gli atti, i dati, i documenti, le scritture contabili e la corrispondenza prodotti o riprodotti in maniera digitale, secondo le regole che garantiscono la conformità agli originali, hanno la stessa validità giuridica di documenti cartacei e devono essere conservati in archivi informatici, grazie ai quali si riducono tempi e costi di ricerca dei documenti, ma anche quelli di gestione e manutenzione degli archivi: processi più veloci, risparmi di spesa per le amministrazioni, enorme recupero di spazi (spesso presi in locazione) prima occupati da ingombranti archivi cartacei.
(1 gennaio 2006. Repubblica online, Tecnologie&Scienze.it)