
Federico Valacchi docente di archivistica e archivistica informatica presso l'Università di Macerata
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Vi segnalo un articolo pubblicato a pagina 6 e 7 sul n.9 di febbraio 2006 del giornale del CNIPA " InnovAzione" dal titolo " Eliminazione della carta. Idee per un percorso di dematerializzazione dei documenti ", consultabile all'indirizzo http://www.cnipa.gov.it/site/_contentfiles/01382000/1382019_InnovAzione%209.pdf
"Alle SS.LL. sono indubbiamente manifesti i pericoli e gli inconvenienti resi possibili dalla mancanza d'inventari che diano il modo di conoscere il numero, la data, il contenuto dei singoli documenti che si conservano negli Archivi. Ad ovviare ai danni che l'esperienza mostra non infrequenti fu più volte segnalata alle SS.LL. la necessità di dare opera assidua a tali necessari lavori, cui deve, a preferenza d'ogni altro, rivolgersi l'attività degli impiegati d'Archivio. Come mostrano le relazioni periodiche, i risultati, tranne qualche lodevole eccezione, non sono stati molto soddisfacenti e assai scarsa l'opera compiuta in non breve serie di anni. [...]
E' mio intendimento che alle prescrizioni impartite con la predetta circolare venga data piena e letterale esecuzione, mirando costantemente ai fini di conservazione, di ordine, conoscenza e rinvenimento di ogni singolo atto così che le eventuali interpretazioni e le incipienti dificoltà dell'esecuzione non ispostino in alcun modo le direttive che alle SS. LL. ho tracciato."
1913 - Giovanni Giolitti, ministro dell'Interno
Mi prendo la libertà di riproporre sul blog un messaggio di pierluigi alla lista archivi23 per tutti coloro cui fosse sfuggito.
sono assolutamente d'accordo con pierluigi e credo che tutti dovrebbero riflettere a fondo sulle sue parole che vanno a toccare il senso stesso di quello che facciamo
From: "Pierluigi Feliciati" <pfeliciati@archivi.beniculturali.it>
Date: Fri, 24 Feb 2006 13:49:40 +0100
cari colleghi,
questa volta non vi segnalo una novità normativa ma mi permetto di
inserirmi nel quasi-dibattito innescato dal messaggio di Claudio Di Lascio.
Sì, perché perdonatemi, ma trovo sempre strana la scelta autodistruttiva di
esclusione dalla vita pubblica (dal governo della polis, cioè, di cui gli
archivi sono memoria, strumento di amministrazione e di trasparenza
democratica) di una parte degli archivisti.
Certo, siamo anche nipoti di un certo modo di pensare la nostra professione
come una missione strumentale ad esercizi di erudizione, perlopiù di
portata locale e di certo elitari. Se non altro, almeno quello che è
successo in Italia dagli anni '90 in poi, la promozione del procedimento e
della sua trasparenza (l'archivio) al centro della qualità
dell'amministrazione, per non parlare di quanto l'infomatica mette in gioco
la nostra professione e dell'interesse tutto nuovo alla propria memoria
documentaria da parte di soggetti prima in tutt'altro affaccendati,
avrebbero dovuto convincerci che l'archivista non può più essere solo
quella persona schiva che si nasconde nell'angolo poco illuminato di una
sala di studio ad approfondire nei dettagli l'attività di una qualche
magistratura del '500 in vista di un probabile futuro riordinamento...
Dunque, mi pare poco serio escluderci dalla partecipazione piena nella
società in cui viviamo, chiudendoci nei nostri orticelli con poco concime e
poca acqua ma talvolta alti muri a proteggerci dai vicini.
Perché non possiamo non vedere che ci dicono che gli archivi per essere al
passo coi tempi si devono "dematerializzare" come gli astronauti in Star
Trek, senza che chiarirci però chi, come e dove saranno conservati, anche
in forma spirituale; perché la Presidenza del Consiglio si auto-promuove
organo costituzionale con autonomia nella tenuta di propri archivi alla
barba di ogni norma e tradizione; perché è in vigore una "devolution a
metà" che ha creato per ora solo confusione e conflitti tra le istituzioni
e nel mondo degli archivi lo vediamo ogni giorno; perché agli archivi
subiscono tagli ai finanziamenti per tutela e valorizzazione nell'ordine
del 35% l'anno; perché tutti noi subiamo al tempo stesso una chiusura a
doppia mandata alle assunzioni e un elogio al precariato, come fossero
soluzioni a tutti i problemi del lavoro.
E visto che siamo cittadini oltre che archivisti, credo proprio non ci sia
niente di male se ci confrontiamo su cosa ci propongono le forze che si
presenteranno alle prossime elezioni politiche: non si tratta di fare
lobbying (anche perché finora non è che ci ascoltino con gran interesse,
non siamo mica gli avvocati, noi!) ma di metterci a leggere i programmi e i
proclami, le intenzioni e i fatti e, da tecnici, prima confrontarci tra di
noi e poi magari facendoci sentire in sedi più pubbliche.
Concludo segnalandovi, tra le tante fonti di aggiornamento, le sezioni
"programmi dei partiti politici" e "Comunicati delle associazioni" del sito
<http://www.patrimoniosos.it>www.patrimoniosos.it, dove vengono raccolti
spontaneamente materiali, documenti e commenti su cosa sta succedendo per i
beni culturali del nostro Paese.
Cosa sta succedendo ora, cari colleghi, nel 2006, in un presente nel quale
ad ognuno di noi -ovviamente col suo stile- tocca vivere.
Pierluigi Feliciati
dal momento che il 14 marzo ci saranno esami e sarà presente anche il prof.feliciati riusciamo a trovare il tempo per un breve incontro cui magari possiamo far seguire una cena? mi piacerebbe fare il punto della situazione sulle evoluzioni del corso e magari discutere un pò insieme sulle iniziative che possono consentire di non subire passivamente le trasformazioni...
Da www.biblioatipici.it :
"È operativo da qualche giorno il portale Eures per l'occupazione, che rappresenta il modo più facile per trovare informazioni sulle opportunità di lavoro e di studio nei paesi dell'Unione Europea. Dato che il 2006 è l'anno europeo della mobilità del lavoro, su questo portale verranno raccolte le offerte professionali pubblicate dai servizi pubblici dei 28 Paesi dell'Unione"
Vi propongo un passo di Umberto Eco, che illustra in 21 punti un esempio di "cattiva biblioteca", un testo ormai "classico" ma purtroppo credo ancora di grande attualità. Lo potete trovare all'url http://www.liberliber.it/biblioteca/e/eco/de_bibliotheca/html/testo.htm L'autore alla fine si chiede : "Esistono ancora biblioteche del genere?" ... a tutti noi l'ardua sentenza!
Approfitto subito della possibilità di postare per segnalarvi un link interessante. Forse lo conoscete già, ma non si sa mai...
http://www.letturaweb.net/jsp/index.jsp
Silvia
volevo segnalarvi che da stamattina il sito Web del Sistema Infiormativo degli Archivi di Stato (www.archivi-sias.it) è stato aggiornato con i dati di diversi altri Archivi di Stato (ormai sono una quarantina!) e che sono disponibili già diversi inventari on-line, tra cui vi segnalo quello del Diplomatico dell'Archivio di Stato di Palermo, perché ci sono già 32 immagini di pergamene più un sigillo visualizzabili! Mi piacerebbe confrontarmi con voi sull'interfaccia, che è stata parzialmente rivista. Vorrei sapere cioè cioè cosa comporta per voi sfogliare pagine web con tanti percorsi, segnali, occasioni rispetto alla consultazione "classica", analogica, sequenziale, degli strumenti di corredo archivistici. E ricevere consigli per migliorare il Web, anche!
Troppi compiti?
Una confessione: sapete qual'è il primo effetto che mi hanno fatto le pergamene palermitane? Vederle così familiari, notare come nel '300 la scrittura fosse simile in tutta Italia, a Parma come in Toscana come a Roma e come in Sicilia...un'Italia unica della scrittura! E a voi?
perchè per mettere un testo devo andare a "leggi gli altri blog"?! Ora però che ho ritrovato la strada...TREMATE!!!

Esercizio di lettura!