
Federico Valacchi docente di archivistica e archivistica informatica presso l'Università di Macerata
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Autorizzato da paola e allegra vi appoggio l'articolo sui lavori del convegno di ancona da loro scritto
Non di sole carte vivono la dona e l'uomo e quindi approfitto del blog per confrontarmi con voi sul tema del giorno o insomma su un tema caldo quello, appunto, dei pacs
Non avevo alcun dubbio sul fatto di vivere in un paese sostanzialmente sottosviluppato ma averne l'ennesima conferma non è mai piacevole.
Io proprio non riesco a capire e se qualcuno me lo spiega gli sono grato i toni apocalittici di alcuni politici -peraltro regolarmente divorziati, conviventi ecc...- che parlano di disgregazione della famiglia (magari in privato mi posso immaginare che le allocuzioni siano un pò più colorite e sessiste...).
O meglio sarà la solita tiritera del voto cattolico ma, in questo caso una classe politica prona ai voleri della tiara non è propriamente liberale, laica e incoraggiante...
Posso capire invece le posizioni della chiesa cattolica che deve difendere i propri interessi anche se non condivido le incursioni nela vita pubblica di un paese formalmente sovrano(oggi i vescovi valutavano l'opzione referendum...per decidere cosa? immagino una riforma istituzionale nello stato vaticano, voglio sperare)
Detto tutto questo a me la questione sembra molto semplice dando naturalmente per scontato che in un paese libero dal vincolo degli inginocchiatoi quella dei pacs sarebbe una banale misura di civiltà.
Si tratta come per altri temi di estrema delicatezza quali il divorzio o l'aborto di creare degli strumenti che garantiscano tutti i cittadini e non solo quelli che si riconoscono in una posizione figlia di dettami religiosi di una certa matrice.
Ammettere i pacs (come il divorzio, come l'aborto) non significa istigare a chissà quale modello degenerativo significa aumentare il ventaglio delle scelte possibili. Ognuno poi si regolerà come crede adeguandosi agli standard cattolici chi crede o percorrendo altre strade chi non crede e ha comunque una sensibilità religiosa diversa da quella dominante.
Se ci deve essere rispetto per tutti bisogna che questo sia reciproco e mi sembra invece che l'arroganza di certe posizioni tradisca proprio l'assolutamancanza di rispetto per posizioni diverse da quelle del dogma sia esso politico o religioso.
Altrimenti a me un bel giorno potrebbero dar fastidio le campane e sorridere l'idea allucinante del comunismo reale che persegue con violenza ogni forma di religione...
E' così difficile? E mi domando ancora tra i cattolici -che proprio ai valori della toleranza mi sembra debbano informarsi- tutti sono su queste posizioni?
Desolante, assolutamente desolante
Sul sito del CNIPA è disponibile una sezione dedicata ai lavori del tavolo.
Scorendo il testo si trova un link alla documentazione prodotta fin qui.
Buona lettura
Con riferimento al regolamento di attuazione delle legge 106/2004 (DPR 252/2006) sul sito della Regione Marche si possono leggere un riepilogo sull'attuale situazione nella regione e i risultati della riunione del coordinamento tecnico.
http://www.cultura.marche.it/eplitev2/id/545/5618.aspx
Sul sito del CNIPA all'indirizzo http://www.cnipa.gov.it/site/_files/Strategie_egov_16ge06_DEF.pdf è possibile consultare le " linee strategiche per la realizzazione del Sistema nazionale di e-government ... destinate a tradursi, nei prossimi giorni, in una Direttiva".
vi segnalo un'interssante articolo di Salvatore Sechi, sulla "Stampa" del 23 gennaio, p.35, "il nostro passato blindato", sul tema della disponibilità alla consultazione degli archivi della Repubblica.
Pur partendo da un assunto errato, cioè che l'Arma dei Carabinieri debba versare i suoi archivi all'Archivio Centrale dello Stato, l'autore fa il confronto tra l'apertura negli USA degli archivi dell'amministrazione miitare (almeno così sembra di capire) fino agli anni '60-'70 e la totale chiusura, da noi, appunto degli archivi militari e di quelli dell'Interno..
Due cose, allor, credo possiamo osservare noi:
primo, nuovamente constatiamo l'ignoranza - anche di studiosi affermati come Sechi - rispetto ai meccanismi della conservazione e dell'accesso alla memoria documentaria, nel nostro Pese, per cui, non conoscendoli, non ce la si fa a ripensarli.
Secondo, la diversa normativa per gli archivi militari, degli affari esteri, dell'interno e degli organi costituzionali rispetto agli archivi delle altre amministrazioni pubbliche, crea per i primi, indipendenti, un arroccamento e una possibilità di secretazione molto ampi e per i secondi la situazione di abbandono e disinteresse che ben conosciamo.
Vi segnalo due bandi.
Il primo è sui fondi FIRB e quasi in scadenza e molto complesso ma se qualcuno avesse un'idea concreta..
L'altro è relativo per il servizio archivistico digitale della regione Toscana. e' uno dei primi e concreti esempi di ando che mi sembra anche archivisticamente condivisibile.anche perchè dietro ci sono bravi archivisti a partire da ilaria pescini
http://negotia.datamanagement.it/regione-toscana/?pagina=trattativa_det&idT=4
Riceviamo e pubblichiamo
La conservazione della memoria archivistica:
modelli organizzativi e responsabilità nei nuovi
contesti della produzione documentaria
Archivio di Stato di Ancona 23 gennaio 2007, ore 9,30
Programma
Ore 10,00
Presentazione del progetto SIAS realizzato presso lArchivio di Stato di Ancona
Giovanna Giubbini (Archivio di Stato di Ancona)
Jessica Forani (Archivio di Stato di Ancona)
Ore 11,30
Altre realizzazioni del progetto SIAS
Archivio di Stato di Ascoli Piceno, Archivio di
Stato di Macerata, Archivio di Stato di Pesaro
Urbino, Archivio di Stato di Grosseto, Archivio
di Stato di Perugia, Archivio di Stato di Pistoia,
Archivio di Stato di Terni
Coordina: Federico Valacchi (Università degli studi di
Macerata)
Ore 13,00 pausa
Ore 14,00 ripresa dei lavori
La conservazione della memoria archivistica e modelli organizzativi e responsabilità nei nuovi
contesti della produzione documentaria
Intervengono
Anna Pia Bidolli (Direzione generale degli Archivi), Paola Carucci (Consigliere dellarchivio storico del Presidente della Repubblica), Maria Grazia Pastura (Direzione generale degli Archivi), Linda Giuva (Fondazione Bianchi Bandinelli), Elisa Bucci (Segretariato generale), Carlo Vivoli (Associazione
nazionale archivistica italiana), Federico Valacchi (Università degli studi di Macerata)
Maria Palma (Soprintendenza archivistica per le Marche), Giovanna Giubbini (Archivio di Stato di
Ancona).
Coordina e conclude Maria Guercio (Università degli
studi di Urbino)
Termine dei lavori ore 18,00
La partecipazione è gratuita. Si prega di provvedere alliscrizione asan@archivi.beniculturali.it
Per informazioni 0712800356;
asan@archivi.beniculturali.it
Il 23 gennaio alle ore 9 si terranno le elezioni per il preside della nuova facoltà di beni culturali a fermo e al pomeriggio sarà eletto anche il direttore del dipartimento di beni culturali.
Ciò significa nel bene e nel male la completa autonomia del corso fermano dall facoltà di lettere (non dall'unversità di macerata) e delinea scenari sui quali mi sembra che tutti debbano essere chiamati a riflettere e adire la propria, almeno nellospirito che anima il nostro gruppo.
Mi sembrava importante informarvene
Devo scriere in tempi rapidi un brebve articolo per a&c sulle problematiche descrittive nei sistemi di rete. pensa che ti ripensa obnubilato dal cortisone ho deciso che lo vorrei impostare come tento di spegare in questo passaggio che vi allego.
voi che che ne pensate fatto salvo l'italiano che ancora è appunto da cortisone?
Se è vero infatti che sia a livello centrale[1] che locale non mancano esempi anche molto interessanti che dimostrano una consapevolezza scientifica ed una maturità progettuale sicuramente di grande qualità sembra altrettanto vero come quando si scende sul terreno delle risorse effettivamente disponibili ed in particolare degli strumenti di ricerca la soddisfazione dell’utente tende a calare.
Se è comprensibile è condivisibile il fatto che sino a questo momento gli sforzi maggiori siano andati in direzione della costruzione di sistemi che garantissero la costruzione di modelli di riferimento all’interno dei quali ricondurre le risorse disponibili sembra però arrivato il momento di riflettere sulle modalità secondo le quali integrare e implementare gli attuali sistemi informativi che in maniera coerente alle loro premesse e ad un approccio metodologico rigoroso si sono preoccupati innanzitutto di descrivere e contestualizzare il patrimonio archivistico rispetto ai livelli alti.
A questo lvello si aprono due scenari uno più ambizioso, ma come vedremo in parte condizionato dal secondo ed un altro sotto certi punti di vista forse meno affascinante ma sicuramente di importanza vitale.
Su un versante infatti si impone le ricerca dei modelli tecnici, scientifici e tecnologici che consentano l’integrazione delle risorse informative archivistiche (intese sia come natura delle infrastrutture che come modelli descrittivi e contenuti informativi) in sistemi più ampi, sia sotto il profilo disciplinare che sotto quello territoriale[2]. E’ la sacrosanta battaglia dell’integrazione che impone sotto molti punti di vista di adeguare le peculiarità di ogni ambito scientifico a modelli comunicativi diversi ma che talvolta, almeno sul versante archivistico rischia di arenarsi proprio sul terreno dei contenuti da integrare. In altri termini si può e si deve essere d’accordo sull’esigenza di proseguire la ricerca in direzione della realizzazione di contenitori di risorse digitali integrate rispetto ai beni culturali ma ciò non ci deve far perdere di vista l’importanza di sostenere questa progettualità con la “produzione di contenuti” concreti con cui alimentare i sistemi. Nel caso specifico degli archivi questi contenuti altro non possono essere, io credo, che gli strumenti di ricerca (in particolar modo gli inventari indipendentemente dal formato o dal supporto) e, ma slo in seconda battuta, per evitare pericolosi disallineamenti, la digitalizzazione di determinati complessi documentari.
A questo punto però entra in gioco il secondo degli scenari he abiamo evocato, definendolo meno ambizioso e “affascinante”. Uno scenario all’intero del quale ci dovrà preoccupare appunto di costruire contenuti e di raccordarli con le risorse attualmente disponibili rispondendo al tempo stesso alle esigenze di utenti ed istituti culturali e perseguendo gli obiettivi della valorizzazione e della effettiva gestione delle risorse archivistiche che, soprattutto a livello locale, sono sì copiose ma anche sottoutilizzate.
E proprio su questo tipo di problemi vorrei soffermarmi in questa sede cercando di creare i presupposti per una riflessione sui possibili modelli gestionali e descrittivi che potrebbero caratterizzare nell’ambito di una auspicabile più ampia strategia di raccordo modelli “locali” concepiti senza dimenticare i livelli superiori.
Si tratta quindi, in definitiva di pensare a progetti di rete concepiti per far fronte alle esigenze locali ma in grado di rapportarsi, di dialogare e quindi di fornire contenuti ai più ampi sistemi integrati, nella convinzione che le peculiarità “locali” del Patrimonio archivistico non possano essere dimenticate o eccessivamente semplificate ma soprattutto con l’obiettivo di offrire agli utenti quegli strumenti di ricerca che sono l’unica chiave di accesso (e quindi di valorizzazione) per gli archivi.
[1] Indipendentemente dal giudizio che se ne voglia dare inevitabile e scontato il riferimento ai “grandi” sistemi informativi, quali SIAS e SIUSA e ai sistemi informativi già messi a punto per esempio da alcuni archivi di Stato come Firenze, Roma o Napoli.
[2] In questo senso si può fare riferimento per esempio al progetto MICHAEL http://www.michael-culture.org/it/home. o nel caso italiano il progeto Intenet culturale http://www.internetculturale.sbn.it/.