
Federico Valacchi docente di archivistica e archivistica informatica presso l'Università di Macerata
archivistica in Comune di Pesaro: Co...
utente anonimo in Comune di Pesaro: Co...
pfeliciati in siamo attaccati...
Archivagando
Archival Blog List
Archivista
Dipartimento di Beni Culturali Università di Macerata sede di Fermo
Facoltà di Beni Culturali Università di Macerata,
Il forum del corso
Risorse web (Dipartimento di Beni culturali)
oggi
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
archivi giudiziari
archivi nel web
archivi politici
biblioteche
citazioni
codicedigitale
collezioni digitali
conservazione del digitale
date ed eventi
editoria digitale
lavoro
materiali
professione archivista
risorse archivistiche
semantic web
web 20
visitato *loading* volte
Può capitare quando uno sceglie di fare un lavoro (e sottolineo lavoro, quindi strumento per procacciarsi denaro che serve per vivere decentemente) che possa domandarsi che senso ha (se ce l'ha) quello che fa. a me per la verità non capita spesso sia perchè non mi va di sentirmi rispondere come so che mi risponderei sia perchè alla fine bisogna lavorare e quindi essere più o meno motivati cambia poco. c'è in giro un sacco di gente entusiasta che conclude poco e quindi meglio tentare di contenere gli entusiasmi e limitarsi a tirare la carretta dividendo con attenzione il lavoro che è fatica dal piacere che è tutt'altro.
detto questo con la massima serenità non posso fare a meno ogni tanto di riflettere su quello che accade in quello che bene o male al momento è il mio ambiente. ci ho pensato più spesso dopo la famosa lettera al ministro sensibile agli archivi comparsa su archivi23, cui hanno fatto seguito alcune risposte nel quadro di un dibattito alla fine non molto vibrante.
per la verità la lettera è stata parzialmente discussa anche all'interno della artigianale mailing list dei docenti di archivistica (niente iniziative ufficiali, siamo docenti ma soprsattutto archivisti e non vorremmo mai che il direttore generale di turno si risentisse e il sottosegretario si offendesse...). Le valutazioni sono state decisamente negative e dovrebbe essere in preparazione una risposta che a me sembra visti i tempi della discussione telematica ormai tardiva...
Poco importa eppure credo opportuno che partendo da qui la categoria che non può limitarsi a specchiarsi in sè stessa qualche domanda se la dovrebbe porre.
io intanto vista la temperie imperante preferisco discuterne con voi
Le questioni sul tappeto sono molte a cominciare dalla carenza dell'offerta formativa nell'ambito degli archivi correnti e della collocazione univoca e asfittica della disciplina solo in determinate facoltà. Nulla di nuovo e particolarmente preoccupante in una situazione che come sappiamo è da tempo semplicemente drammatica.
Non ritengo neppure un'emergenza scientifica e professionale una risposta alla lettera da cui queste riflessioni sono scaturite. Viviamo nel paese delle mobilitazioni virtuali e un appello in più o in meno non cambia nulla. Bene che vada il ministro ne prenderà atto e tutto resterà come prima.
Quello che mi preoccupa, anzi, che mi interessa di più è capire se la comunità dei docenti di archivistica ha un ruolo oppure se sia preferibile prendere atto del fatto che per una serie di motivi anche comprensibilissimi la capacità che abbiamo di agire in maniera coordinata ed efficace è davvero molto bassa. Mi sembra di intravedere la tendenza a procedere a strappi senza riuscire mai a far sentire la nostra voce. Sono l'ultimo ad avere l'autorevolezza per rivolgere questo "rimprovero" ai miei colleghi ma per indole faccio fatica a girare a vuoto intorno alle cose. Resta il fatto che, come la nostra disciplina, sopravviviamo all'interno di bolle d'aria che sappiamo ricavarci qua e là. Certo il percorso è delicato, bisogna agire con prudenza e nelle sedi opportune, Roma non fu fatta in un giorno ecc....
Mi sembra però un peccato rischiare di disperdere dentro alla pesante routine quotidiana un'idea che secondo me continua ad essere vincente e lo è tanto più quando emerge (e la lettera di Ingrid Germani, se ce ne fosse stato bisogno lo dimostra ulteriormente) la crisi profonda di un'intera categoria. Allora credo che dovremmo riflettere sul fatto che in questa congiuntura sarebbe opportuno assumerci in maniera più chiara le responsabilità che competono o dovrebbero competere a ciò che resta dell'Università. Magari avendo il coraggio di dire pubblicamente e soprattutto collegialmente quello che molti vanno ripetendo a titolo personale, magari facendo qualche calcolo di opportunità in meno e rivendicando a pieno titolo il nostro ruolo nei confronti di interlocutori se non ostili talvolta sfuggenti. Magari svincolandoci da questo o quel ministro e da questa o quella amministrazione per tentare di recuperare l'autorevolezza scientifica e intellettuale che fu dell'Università in quanto istituzione deputata ad orientare l'impianto culturale di un paese.
Altrimenti mettiamoci l'animo in pace e abbandoniamoci allo stillicidio delle piccole polemiche e delle grandi incomprensioni., condito con blandizie concorsuali
In concreto al di là della risposta o meno alla lettera a rutelli la mia idea è innanzitutto quella di valutare se esistono i margini per chiarire quale sia la posizione sui temi della formazione e della professione. In più mi piacerebbe anche un confronto franco in merito ai rapporti a mio avviso non sempre molto chiari che intercorrono tra Università e Amministrazione archivistica. Ambedue i soggetti saranno pure in crisi ma sicuramente i continui intrecci e sovrapposizioni di ruoli non contribuiscono a fare chiarezza.
Quello che più conta, però, è capire se ha un senso sentirsi partecipi di questa pur piccola comunità scientifica e culturale o se sia preferibile iniziare a pensare alle possibilità che ognuno di noi ha di mettersi in salvo. magari imbarcandosi su navi che battono bandiere diverse da quelle dell'archivistica come fin qui l'abbiamo concepita.
Spero che perdonerete la lunghezza e che soprattutto non me ne vorrete per questa piccola provocazione che a voi magari interessa poco o niente che non nasce da un particolare stato di depressione ma dal bisogno di vedere affermati alcuni principi che - almeno per quanto mi riguarda - danno iun minimo di senso a quello che facciamo ogni giorno...
que viva mussi!
avete visto la lettera (anche condivisibile per molti versi) di ingrid germani su archivi23? si chiude però in maniera stonata ed ignara del fatto che ...anche la speme ultima dea fugge i sepolcri
un repertorio degli specialisti di trattamento dell'informazione
http://www.kronosdoc.com/gtbib/directorios/exit.php
avete qualche minuto da spendere? visitate il museo dell'arte web
http://www.mowa.org/
cercando altre cose mi sono imbattuto in questa risorsa...
comune di cagliari http://212.131.212.168/
Mentre vi informo che è stato attivato sia pure in versione ancora provvisoria il sito della facoltà di beni culturali http://beniculturali.unimc.it
comunico un'iniziativa
Giovedì 27 settembre 2007, Auditorium San Martino, h. 10,00 - 18,00
CONVEGNO "CULTURA DEL SERVIZIO. AL SERVIZIO DELLA CULTURA."
Leggi il manifesto del convegno
All'orizzonte si annuncia l'ennesima burrasca dell'eterna riforma che tornerà a ridefinire gli equilibri complessivi dei corsi universitari. Una classe politica incompetente e pasticciona si manifesta anche così: nel modificare continuamente le decisioni assunte in precedenza. L'università italiana è vessata ormai da molti anni dalla delirante riforma del 3+2 tutta tesa a calare modelli estrni in un contesto non preparato ad accoglierli. In compenso cambiano in continuazione le tabelle di riferimento le regole e praticamente ogni anno si riparte da capo. A questa degenerazione credo non possa esserci rimedio e l'università come il resto del paese va a picco mentre sul ponte della nave i notabili continuano a danzare alla luce dei riflettori della propria pochezza ed ingordigia.
portali scialacquoni, convegnoni e proclamoni e alla prova dei fatti mancano le risorse...ma và!!!!!
Nonostante questo non ci piegheremo al grillismo becero e in odor di squadrismo per cui stiamo cercando di cucinare una zuppa con i pochi ingredienti che abbiamo.
Nell'ultimo consiglio della minifacoltà sono state approvate alcune iniziative da tenersi tra la fine del 2007 e i primi mesi del 2008 nella sede di fermo.
In linea di massima (naturalmente al momento opportuno daremo tutte le informazioni necessarie) sono previsti
la presentazione del sw arianna deposito
la presentazione del progetto michael
un seminario di mario squadroni in tema di archiveconomia
un corso di eccellenza sui temi della cultura dell'informazione tenuto dalla prof. basili
Se qualcuno esclusi i soliti noti ha idee o vuol dare una mano è benvenuto
Carissimi lo avrete già visto ma ecco il testo della lettera che un nonm eglio identificato gruppo di lavoro intende inviare al ministro. a parte il passaggio sulla "proverbiale" sensibilità del ministro stesso mi sembra davvero scoraggiante in molti passaggi a cominciare dall'equipollenza tra scuola di archivio e laurtea specialistica (2 anni al prezzo di 5). E se invece alla scuola di archivio si potesse accedere solo con la laurea, come dico da tempo?
E poi naturalmente tutto in mano a ANAI, soprintendenze e archivi di stato con elenchi tenuti da costoro e con buona pace dell'impresa e del libero mercato...
naturalmente è un tentativo da apprezzare ma è anche il segnale della estrema frantumazione della disciplina...
comunque a voi il giudizio
Signor Ministro,
Le scriviamo a nome di un'ampia rappresentanza di
archivisti, la maggior parte giovani sia nell'età
che nella professione, per sottoporre alla Sua
attenzione gli innumerevoli problemi legati a questa professione.
Noto come al giorno d'oggi sia più che mai
difficile trovare un'occupazione, ma nel mondo
degli archivi il problema assume proporzioni di
rilievo, anche per il fatto che troppo spesso,
soprattutto nelle amministrazioni periferiche e
nel privato, l'archivio è considerato come un
problema da risolvere piuttosto che come un
patrimonio da tutelare e da valorizzare. E troppo
spesso si tende ad affidare la responsabilità a
personale esecutivo privo dei necessari requisiti
tecnici, già addetto ad altre funzioni, quando
non si procede addirittura alla distruzione di
interi complessi documentari tramite scarti abusivi.
Facendo fede nella Sua proverbiale sensibilità
verso le problematiche inerenti il patrimonio
culturale, e dunque anche archivistico, del
nostro Paese, alcuni di noi, aderenti alla Lista
Archivi 23, hanno stilato una serie di priorità
che appaiono quanto mai urgenti per una corretta
tutela di questa delicatissima professione che si
fa vanto di contribuire alla salvaguardia del patrimonio documentale italiano.
Di seguito un breve elenco dei punti condivisi:
a) Qualificazione della formazione attraverso
il riconoscimento del diploma conseguito presso
le scuole degli Archivi di Stato italiani come
titolo specialistico (equipollente a quello
rilasciato dalle Scuole di Specializzazione
presso le Università italiane, dalla Scuola
Vaticana di Archivistica, Paleografia e
Diplomatica, nonché ai titoli conseguiti al
termine di corsi di laurea specialistici),
valutato in modo univoco in tutti i concorsi
pubblici con relativo riconoscimento di 6 punti;
b) Avviamento delle procedure di reclutamento di
nuovo personale nell'Amministrazione degli
Archivi di Stato che vada a rimpiazzare quello cessato dal servizio;
c) Attuazione, almeno per tutta la Pubblica
Amministrazione, dell'art. 61 del DPR 445/2000
sulla tenuta e gestione degli archivi e sulla nomina
di un archivista effettivo (tale servizio
potrebbe essere dato in appalto a privati secondo lo spirito del DPR 267/2000);
d) Impegno, di concerto con il Ministero
competente, ad intervenire sulla legge Biagi in
modo che si possa prevedere una maggiore tutela
del lavoro privato, anche in considerazione del
ricorso sempre maggiore all'affidamento a società
di servizi specializzate per il riordinamento e
l'inventariazione degli archivi e all'outsourcing per la gestione degli stessi;
e) Incremento delle risorse destinate ai piani
di intervento annuale nei beni culturali per il
riordino di fondi archivistici predisposti dai
Servizi II e III della Direzione Generale per gli
Archivi, in maniera da accrescere gli interventi
di salvaguardia, riordinamento e inventariazione
e da facilitare l'inserimento nel mondo del
lavoro delle nuove leve fresche di studi
f) Istituzione di elenchi regionali di
professionisti tenuti dalle Soprintendenze
archivistiche, dagli Archivi di Stato e dall'ANAI
verso i quali indirizzare i commitenti alla
ricerca di personale cui affidare il riordinamento dei propri archivi;
g) Impegno affinché i Servizi della Direzione
Generale Archivi, le Soprintendenze Archivistiche
e gli Archivi di Stato diffondano ed applichino
tra i soggetti committenti il tariffario redatto
(anziché indicato) dall'ANAI, quale associazione
professionale monitorata dal CNEL, in modo tale
che la concorrenza si svolga esclusivamente sulla
qualità del prodotto finale senza incidere su quella professionale.
Nella speranza che questa nostra richiesta possa
essere di sollecito per intervenire sul problema
che non tocca solo i beni culturali, ma anche una
ampia parte di giovani lavoratori precari, quanto
mai ricettivi verso ogni iniziativa che si
schieri a difesa del patrimonio storico,
documentario e archivistico nazionale, Le inviamo
distinti saluti restando in attesa di un cortese cenno di riscontro.
da patrimoniosos.it
"Riceviamo dalla redazione di Scandaloitaliano e segnaliamo il caso di un Portalino del turismo desaparecido (ma tutt'ora in cantiere) da 15 milioni di euro pubblici, e dei suoi rapporti col cugino italia.it .
Per maggiori informazioni si veda il seguente link:
http://scandaloitaliano.wordpress.com/2007/08/31/il-sonno-delle-regioni-genera-webmostri-ma-non-contenuti-web/ "
Le prime marche da bollo furono introdotte in Italia nel 1863 e dal 1911 furono estese anche alle Colonie Italiane in Africa. Ne rievoca le prime emissioni e la storia Fortunato Marchetto nel volume Marche da bollo d’Italia 1863-1957 e delle Colonie Italiane d’Africa 1911 – 1943 – Trattato storico sugli usi postali e fiscali, Vaccari Editore, 2004. Le recenti ricerche sulla storia fiscale riguardante gli usi della carta bollata e delle marche da bollo hanno dato vita ad un neologismo, "Fiscalfilia", che significa studio dei modi e dei mezzi idonei usati per il pagamento delle tasse di bollo. L'assolvimento di tale obbligo fiscale ha subito nel corso degli anni diversi cambiamenti culminati con la finanziaria 2007, il cui comma 80 ha sostituito l'articolo 3 del D.P.R. 642/1972, prevedendo che dal 2007 l'imposta di bollo si corrisponde mediante intermediario convenzionato con l'Agenzia delle entrate (il quale rilascia con modalità telematiche apposito contrassegno), oppure in modo virtuale, mediante pagamento dell'imposta all' ufficio dell'Agenzia delle entrate o ad altri uffici autorizzati, oppure medinate versamento in conto corrente postale. Prima della riforma l'imposta si corrispondeva anche in modo ordinario, mediante l'acquisto e l'utilizzo della carta bollata, recante impresso il valore dell'imposta di bollo, fabbricata e messa in vendita dallo Stato, e in modo straordinario, quando sul documento veniva apposto, alternativamente, il visto per bollo, il bollo a punzone o la marca da bollo. Ad ogni modo solo con il Decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze del 25 maggio 2007 (GU del 26.06.2007, n.146) è avvenuta la dichiarazione di fuori corso con decorrenza dal 01.09.2007 di tutti i valori bollati in lire, in lire-euro ed in euro, ad eccezione dei foglietti e delle marche per cambiali. Da oggi quindi il contrassegno "telematico", già in uso dal Giugno 2005, sostituisce in modo stabile e definitivo la vecchia cara marca da bollo cartacea.
Chi avesse curiosità riguardo ai "flussi informativi telematici" correlati può trovare qualcosa nel Provvedimento dell'Agenzia delle Entrate del 05.05.2005 "Approvazione delle caratteristiche e delle modalita' d'uso del contrassegno sostitutivo delle marche da bollo, ai sensi dell'articolo 3, comma 1, numero 3-bis, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642, e delle caratteristiche tecniche del sistema informatico idoneo a consentire il collegamento telematico tra gli intermediari e l'Agenzia delle entrate" - GU 118 del 23.05.2005 - (http://gazzette.comune.jesi.an.it/2005/118/5.htm)