categoria:codicedigitale, conservazione del digitale
PaolaP ci ha inviato un messaggio che incollo in questo post:
Vorrei segnalare la pubblicazione (il 21 aprile)del sito del progetto World Digital Library (http://www.wdl.org/en/) finanziato dall'Unesco.
Dal sito si può leggere la mission del progetto: "The World Digital Library (WDL) makes available on the Internet, free of charge and in multilingual format, significant primary materials from countries and cultures around the world". Data la risonanza che ha avuto su tutti i media, anche io stamattina mi sono collegata. Si tratta di una grande biblioteca multimediale (book, journals, manuscripts, maps, motion pictures, prints, photographs e sound recordings) che da la possibilità di scaricare i file dei documenti e di condividerli attraverso i principali social networks. I singoli documenti (molti dei quali archivistici) sono descritti e catalogati molto accuratamente e molta attenzione è stata dedicata all’associazione dei metadati. Un progetto molto entusiasmante, che però mi ha deluso per alcuni aspetti (questo ovviamente senza nulla togliere all’importanza della disponibilità on-line di queste fonti, altrimenti difficilmente accessibili!). Attualmente i partner sono ancora molto pochi (21, tra cui nessuno italiano), in prevalenza biblioteche nord americane (come è normale che sia dato che il progetto è partito dalla Library of Congress). Le funzioni di ricerca mi sono apparse un po’ limitate e a volte poco chiare. Soprattutto non mi sembrano adeguate in prospettiva: non credo possano funzionare su un quantitativo di documenti destinato a crescere esponenzialmente. Ho dato solo uno sguardo molto rapido, quindi le mie impressioni potrebbero essere sbagliate. Comunque, al di la delle mie considerazioni su World Digital Library, che potrebbero essere banali e un po’ affrettate, mi sembra importante prestare attenzione ai singoli progetti di digitalizzazione di risorse documentarie che vengono via via proposti e alle problematiche che sono sottese a questi processi. In particolare, come ha sottolineato più volte il prof. Valacchi, credo sia indispensabile valutare con attenzione gli effetti di una digitalizzazione selettiva che porta inevitabilmente alcune fonti a un livello di visibilità molto alto, mentre gettano nell’”oblio” le altre che sono escluse da questi progetti. Di fronte a questi progetti mi domando qual è il reale contributo che queste fonti danno alla ricerca, o meglio si tratta di strumenti realmente utilizzabili per far ricerca? Quale tipo di utenza soddisfano? C’è un progetto unitario che può giustificare la loro selezione? O si tratta piuttosto di una vetrina pubblicitaria dove mettere in mostra gli oggetti più preziosi o curiosi?...
Per analogia mi viene in mente anche un progetto di digitalizzazione internazionale archivistica “Archivi del Mediterraneo” avviato qualche anno fa...ma mi sono dilungata veramente troppo!