venerdì, 31 luglio 2009
Una notizia dall'Abruzzo, interessante anche in prospettiva del progetto dell'Archivio diffuso del Vajont

Stefano
postato da: stefpal alle ore luglio 31, 2009 11:28 | Permalink | commenti (1)
categoria:archivi giudiziari
domenica, 19 luglio 2009
Il sito del New York Times ha pubblicato lo scorso 17 luglio un articolo a dir poco "agghiacciante" intitolato "Amazon Erases Orwell Books From Kindle" (http://www.nytimes.com/2009/07/18/technology/companies/18amazon.html?_r=1) che riporta l'attenzione sul mondo dell'editoria digitale e sui suoi meccanismi ancora non del tutto chiari.
In sintesi: Amazon, dopo aver scoperto che un editore di alcuni e-book di Orwell non deteneva i diritti necessari per la pubblicazione, ha deciso non solo di non rendere più disponibile il prodotto dal suo store on line, ma anche di rimuovere da tutti i Kindle (i dispositivi per la lettura di e-book e altri contenuti digitali commercializzati dalla stessa Amazon) in circolazione tutte le copie che erano state acquistate e scaricate dai clienti.  Tutti gli utenti sono stati regolarmente risarciti del prezzo pagato con accredito immediato sulle loro carte, ma il punto non è questo.
Appena letto l'articolo mi sono subito balzate alla mente diverse domande: "Amazon ha quindi libero accesso ai dispositivi e ai contenuti degli utenti?"; "Quando scarico un contenuto digiatale e lo installo nel mio hardware, cosa ho comperato se il fornitore può intrufolarsi in casa mia nottetempo e riprenderselo indietro?" "Ma questa è una cosa da Big Brother!" (e ironia della sorte, tra le opere rimosse c'è proprio "1984"!!)
Credo che la vicenda apra tutta una serie di interrogativi intorno all'editoria digitale, ai diritti di editori e di lettori e problematiche di conservazione. Non sono un'esperta di questo settore, ma mi sembra che questo sia un segnale abbastanza forte da non sottovalutare. Ricordo che problematiche come queste erano emerse nell'interessante lezione sulla biblioteca 2.0 tenuta alcuni mesi fa presso la facoltà di Beni Culturali a Fermo. Soprattutto ricordo che aveva catturato la mia attenzione il fatto che l'editoria digitale introduce uno slittamento nel campo della conservazione, che passa dalle biblioteche (che spesso hanno solo l'accesso  alle risorse digitali a cui sono abbonate) agli editori (che mantengono le risorse nei loro server), scardinando di fatto un sistema conservativo che nel nostro Paese ha una tradizione plurisecolarepre. Una transizione questa particolarmente problematica, soprattutto nella prospettiva della conservazione permanente che non sarebbe opportuno affidare a soggetti che non hanno tra le loro finalità e funzioni la conservazione e le cui sorti di "sopravvivenza" sono legate agli andamenti del mercato e a fattori meramente economici.
Sarebbe interessante (e necessario) approfondire.

Paola
postato da: PaolaP alle ore luglio 19, 2009 00:33 | Permalink | commenti (2)
categoria:conservazione del digitale, editoria digitale