Abbiamo fin qui lasciato sullo sfondo nei nostri rendiconti un aspetto centrale della conferenza quello relativo alla formazione. Io stesso che pure ero coinvolto in quel ws l'ho abbandonato presto per intervenire a quello degli standard
Sul sito della conferenza al riguardo sono disponibili documenti di sicuro interesse come quelli presentati da Carassi e Ferruzzi.
L'aspetto più rilevante mi sembra al riguardo sicuramente quello della riforma delle scuole di archiovistica paleografie e diplomatica di cui mi sembra di capire si ribadisce l'assoluta centralità e in sostanza l'equipollenza con i corsi universitari. Quello che viene fuori ad una prima lettura è un approccio secondo il quale l'università (sulle cui debolezze ho già avuto modo di esprimermi altre volte) è un soggetto che convive in qualche modo con le scuole e che collabora con esse magari offrendo docenti che le scuole non hanno più. Se questo è e se questa è la filosofia (per certi versi perfino condivisibile) mi sembra che il problema antico della sovrapposizione tra i due livelli non sia risolto.
Personalmente da "eretico" condivido poco, dopo averla in passato sostenuta, anche la posizione dell'adattamento. della professioanlità e della formazione ai nuovi temi. E' un pensiero uscito rafforzato proprio dai lavori della conferenza. I "nuovi" archivi mi sembrano sempre più lontani da quelli che siamo abituati a mettere al centro della nostra riflessione e quindi chiedono nuovi strumenti e nuovi modelli culturali. Fatte salve le questioni deontologiche mi sa che la logica dell'adattamento possa rivelarsi in qualche modo fuorviante...Ho bisogno di rifleterci più a fondo se ne sarò capace...
Quanto al rapporto scuole "riformate" università se è come l'ho inteso io non informato ad una propedeuticità università-scuole ma di sostanziale equilibrio e di mutua assistenza mi domando se valga la pena mantenere in piedi due soggetti formatori "equipollenti"
Ritengo peraltro davvero pericoloso "cancellare" l'archivistica dall'università e subordinare l'insegnamento e la ricerca a logiche che per quanto aperte sono quelle di una Amministrazione dello Stato che ha compiti istituzionali molto puntuali che fatica a fronteggiare.
Sintetizzando l'università fa ricerca e insegna, l'Amministrazione conserva ed eventualmente specializza il proprio personale a sostegno della propria mission. Se tutti facciamo tutto con l'aria che tira si rischia di non far nulla.
Il discorso è davvero molto complesso e sarà decisivo nei prossimi mesi anche a fronte delle riforme incombenti tornare a discuterne in profondità con la massima disponibilità reciproca ad individuare soluzioni che mi auguro possano essere molto più "forti" di quelle che abbiamo immaginato fin qui e che naturalmente per il momento non saprei indicare anche se qualche ideuzza ci potrebbe essere...
Sul sito della conferenza al riguardo sono disponibili documenti di sicuro interesse come quelli presentati da Carassi e Ferruzzi.
L'aspetto più rilevante mi sembra al riguardo sicuramente quello della riforma delle scuole di archiovistica paleografie e diplomatica di cui mi sembra di capire si ribadisce l'assoluta centralità e in sostanza l'equipollenza con i corsi universitari. Quello che viene fuori ad una prima lettura è un approccio secondo il quale l'università (sulle cui debolezze ho già avuto modo di esprimermi altre volte) è un soggetto che convive in qualche modo con le scuole e che collabora con esse magari offrendo docenti che le scuole non hanno più. Se questo è e se questa è la filosofia (per certi versi perfino condivisibile) mi sembra che il problema antico della sovrapposizione tra i due livelli non sia risolto.
Personalmente da "eretico" condivido poco, dopo averla in passato sostenuta, anche la posizione dell'adattamento. della professioanlità e della formazione ai nuovi temi. E' un pensiero uscito rafforzato proprio dai lavori della conferenza. I "nuovi" archivi mi sembrano sempre più lontani da quelli che siamo abituati a mettere al centro della nostra riflessione e quindi chiedono nuovi strumenti e nuovi modelli culturali. Fatte salve le questioni deontologiche mi sa che la logica dell'adattamento possa rivelarsi in qualche modo fuorviante...Ho bisogno di rifleterci più a fondo se ne sarò capace...
Quanto al rapporto scuole "riformate" università se è come l'ho inteso io non informato ad una propedeuticità università-scuole ma di sostanziale equilibrio e di mutua assistenza mi domando se valga la pena mantenere in piedi due soggetti formatori "equipollenti"
Ritengo peraltro davvero pericoloso "cancellare" l'archivistica dall'università e subordinare l'insegnamento e la ricerca a logiche che per quanto aperte sono quelle di una Amministrazione dello Stato che ha compiti istituzionali molto puntuali che fatica a fronteggiare.
Sintetizzando l'università fa ricerca e insegna, l'Amministrazione conserva ed eventualmente specializza il proprio personale a sostegno della propria mission. Se tutti facciamo tutto con l'aria che tira si rischia di non far nulla.
Il discorso è davvero molto complesso e sarà decisivo nei prossimi mesi anche a fronte delle riforme incombenti tornare a discuterne in profondità con la massima disponibilità reciproca ad individuare soluzioni che mi auguro possano essere molto più "forti" di quelle che abbiamo immaginato fin qui e che naturalmente per il momento non saprei indicare anche se qualche ideuzza ci potrebbe essere...
postato da: archivistica alle ore novembre 26, 2009 09:12 | Permalink | commenti
categoria:lavoro, date ed eventi, formazione, professione archivista
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