venerdì, 23 ottobre 2009
Ho letto questa mattina tra le news on-line che sarebbero in corso trattative per la vendita dell'archivio del Vasari (attualmente conservato ad Arezzo) ad una societa' russa. Nonostante le diverse testate giornalistiche che ho confrontato, non sono riuscita a fare molta chierezza sul fatto. Mi sembra di aver capito che l'archivio sia di proprieta' privata (e ovviamente vincolato) e che il proprietario poco prima di morire qualche giorno fa abbia firmato l'alienazione dell'archivio. C’e’ da augurarsi che questa transazione venga in qualche modo fermata. In questo senso gli strumenti giuridici in materia di tutela di archivi privati non mancherebbero, anche se il prezzo stabilito, 150.000.000 di euro, sono una somma alquanto elevata per poter esercitare il diritto di prelazione da parte dei soggetti pubblici (Comune di Arezzo e Regione Toscana) e statali (Ministero per i BBCC) che ne avrebbero il diritto ai sensi degli art  59-60-61-62 del Codice dei BBCC. ( Faccio una nota per chi, come me, avesse bisogno di rivedere il Codice: Gli archivi di proprieta' privata dichiarati di notevole interesse storico, benche' beni culturali ai sensi dell'art 10, non sono sottoposti allo stesso regime di autorizazione per l’alienazione che vige per i beni del demanio culturale dello Stato (artt 53-54-55) e delle persone giuridiche private senza fini di lucro (art.56). L’unico obbligo per i privati e’ quello di denuncia di trasferimento ai sensi dell’art.59. A questo punto il ministero o gli altri soggetti pubblici che ne hanno diritto possono esercitare Il diritto di prelazione “al medesimo prezzo stabilito nell'atto di alienazione o al medesimo valore attribuito nell'atto di conferimento”, art 59 comma1)
Fermo restando che non credo si possa stabilire un prezzo per questo preziosissimo carteggio, il problema fondamentale, sollevato da tutti gli articoli che ho consultato, sarebbe l'eventuale uscita dell'archivio dall'Italia e la sua sottrazione alla fruizione pubblica. Anche in questo caso la nostra legislazione sugli archivi privati dichiarati di notevole interesse storico dovrebbe soccorrerci. L’art 65 del Codice BBCC vieta l'uscita del bene vincolato dal territorio della Repubblica senza autorizzazione, quindi, se non erro, ancora si dovrebbe poter fare qualcosa per assicurare la permanenza dell'archivio presso una istituzione che ne garantisca la fruibilita' da parte dei ricercatori. Spero vivamente che questo nostro inestimabile "documento" del '500 italiano non finisca in qualche collezione privata. Se questo archivio dovesse lasciare l'Italia e il suo "contesto" sarebbe una perdita inestimabile per il nostro patrimonio culturale. Sottrarlo alla pubblica fruizione a alla ricerca sarebbe una grave ferita inflitta alla cultura e alla ricerca a livello internazionale.

postato da: PaolaP alle ore ottobre 23, 2009 17:18 | Permalink | commenti (5)
Commenti
#1    27 Ottobre 2009 - 09:31
 
su questa vicenda vi giro la lettera a Repubblica, girata pure alal lista Archivi23, della soprintendente archivistica della Toscana, che mi pare ben ne chiarisca i termini, al di là di ogni facile scandalismo e giornalismo da 4 soldi:
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Egregio Direttore,
c'èveramente di che  rimanere  sconcertati davanti alla cattiva informazione che in questi giorni circola, sulla stampa nazionale e locale, a proposito delle vicende passate e presenti dell'archivio Vasari!

Ma se è comprensibile che  molti non conoscano la storia, lunga e tormentata, di queste Carte, è certamente inaccettabile che dalla palese ignoranza dei fatti e degli antefatti si passi,come fa Michele Serra nel suo articolo "Se si muove Putin", apparso su La Repubblica del 23 ottobre, a muovere accuse ed avanzare sospetti nei confronti di chi sta combattendo in prima linea la battaglia per la tutela e la salvaguardia di questo Archivio. Sono infatti più di venti anni che la Soprintendenza Archivistica per la Toscana provvede, con passione e tenacia,  a tutelare l'archivio Vasari con tutti gli strumenti scientifici e giuridici a sua disposizione: prima  con le dichiarazioni di notevole interesse storico, poi con la proposta di vincolo pertinenziale alla Casa Museo, accolta e tradotta in decreto nel 1994 dall’allora Ministro dei Beni Culturali Alberto Ronchey.  Vincolo poi difeso vittoriosamente in giudizio dalla stessa Soprintendenza Archivistica davanti al TAR Toscana, cui gli eredi avevano fatto ricorso per chiederne l’annullamento.

E' appena il caso di ricordare che quando l'Amministrazione Comunale di Arezzo (giunta Lucherini),  titolare del "deposito perpetuo" dell'archivio vasariano fin dal 1921, decise di abbandonare la battaglia legale per la conservazione di questo "diritto” e dovette perciò procedere, nel 2005, alla restituzione dell'Archivio al proprietario Giovanni Festari,  fu solo in virtù del vincolo pertinenziale che si potettero contenere i danni: la restituzione  fu per fortuna meramente formale e questo bene culturale potè rimanere nel suo contesto storico originario, la casa del Vasari ad Arezzo.

E altrettanto vanno ricordati tutti i tentativi fatti per aprire con la proprietà una trattativa privata che rendesse possibile l'acquisizione dell’Archivio da parte dello Stato, l'ultimo dei quali condotto nel 2005 e fallito per le esorbitanti richieste avanzate dal proprietario, che ha sempre rifiutato di riconoscere i vincoli posti sulle carte, manifestando una considerazione puramente venale di questo grande patrimonio culturale..

Per quanto poi riguarda le recenti vicende,  e quella che nel  suo articolo Serra definisce “la cronologia piuttosto sconcertante della vicenda”, sarà bene mettere le cose nel loro giusto ordine: fin da luglio, non appena la  Soprintendenza venuta a conoscenza dell’intenzione di vendere l’Archivio Vasari si è subito attivata,  di concerto con il Ministero, sia respingendo la prima denuncia di vendita che trasmettendo gli atti alla magistratura. Alla fine di settembre è  pervenuta una seconda denuncia, integrata con altri elementi. A questa ha fatto seguito la nostra comunicazione agli Enti, ivi compreso il Comune di Arezzo: una comunicazione in cui si è voluto, del tutto strumentalmente, vedere una manifestazione di fredda burocrazia, mentre si trattava di un passaggio obbligato previsto dal Codice dei Beni Culturali (e di cui il Sindaco era stato preventivamente informato), emesso mentre  proseguivano approfondimenti e accertamenti su pi fronti.

Questi i fatti. In ogni modo, dati i tempi che corrono ( tempi in cui, come è noto, chi più grida e più si agita più viene ascoltato) almeno un vero, grande torto va riconosciuto all'azione di tutela svolta per circa un ventennio dal Ministero e dalla Soprintendenza Archivistica: quello di aver agito, senza inutili protagonismi, all’unico scopo di salvaguardare il patrimonio, utilizzado al meglio la competenza scientifica e le leggi di tutela vigenti, e, soprattutto, nella convinzione di rendere così un servizio alla cultura e al Paese.

Diana Toccafondi
Soprintendente Archivistico per la Toscana
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#2    27 Ottobre 2009 - 11:11
 
Visto che campano di slogan ne proporrei uno

MENO GIORNALISTI E PIU' ARCHIVISTI!

Poi, mentre s si fanno battaglie per la libetà di stampa più o meno strumentali, si potrebbe incominciare da parte dei cittadini/utenti/lettori/ a ipotizzare camapgne per la QUALITA' di stampa.

Sull'archivio Vasari mi sembra che la lettera di Diana Toccafondi opportunamente citata da Pierluigi costituisca un punto fermo.
Peccato infine che in materia di archivi  l'indignazione giornalistica e dell'opinione pubblica sia scossa solo da exempla possibilmente utilizzabili per dietrologie vere o presunte.
Non per fare del vittimismo archivistico che non mi appartiene ma trovo davvero irritante un atteggiamento del genere.
Gli animaletti innocui e benefici che si nutrono di carta e polvere continuano a fare il loro mestiere ma degli archivi in fondo non importa niente a nessuno questa è la verità (e non la abbiamo certo scoperta oggi).
Vale la pena?
Federico

utente anonimo

#3    28 Ottobre 2009 - 20:19
 
Grazie per i chiarimenti.
Concordo pienamente con la necessità di un'informazione giornalistica più attenta, soprattutto quando in gioco ci sono argomenti non molto comuni e conosciuti, come appunto la legislazione in materia di archivi.
Vorrei precisare che non era assolutamente mia intenzione diffondere attraverso il blog un'informazione non veritiera (per questo motivo ho sempre usato il condizionale).
Piuttosto spero sia stata un'occasione per "ripassare" un po' della legislazione relativa agli archivi privati in alcuni dei suoi passaggi forse più complessi.

Paola
utente anonimo

#4    29 Ottobre 2009 - 10:01
 
cara Paola,
la critica sulla necessità di precisione in questioni cos' delicate non era rivolta a te quanto piuttosto al "dibattito" svoltosi colla solita superficialità su Archivi 23! Ti hai fatto bene a mettere in evidenza la querelle, che ha appunto al tempo stesso contorni italiani tipici e alcune zone d'ombra.. a questo proposito ieri sera addirittura nel TG3 delle 19 c'è stato un servizio in proposito, ove addirittura sono stati evocati scenari spiritici, invece di interrrogare la Toccafondi che è stata mostrata solo per sfogliare manoscritti... povera informazione!

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#5    12 Novembre 2009 - 08:35
 
ci sono sviluppi sull'archivio Vasari
http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/toscana/2009/11/11/visualizza_new.html_1616628077.html
federico
utente anonimo

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categoria:archivi privati, archivi privati