
Federico Valacchi docente di archivistica e archivistica informatica presso l'Università di Macerata
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...non so se vi è capitato di leggere la lettera di Walter Veltroni su Repubblica del 18 agosto (sul web la trovate a questo indirizzo), intitolata appunto "L'Italia sta cancellando la memoria ma combatteremo il pensiero unico".
Al di là della parte più politica (sempre sul tono del "I have a dream"...) mi pare interessante per noi l'incipit, in cui il segretario del PD parte dalla menzione dell'esperienza in corso di raccolta di "racconti" per costruire una "banca della memoria" su internet (iniziativa che trovo interessante anche nel suo uso del web per la raccolta di risorse, magari ne riparleremo, su cui vedi articolo su Repubblica-R2 del 28 luglio scorso, p.21 e il sito http://www.bancadellamemoria.it/) e prosegue citando il per lui tanto straordinario Archivio diaristico nazionale:
"A Pieve Santo Stefano si raccolgono, in quello che credo sia il più importante archivio di storia nazionale [il grassetto è mio], i diari scritti da italiani qualunque.
I ricordi, le storie, i drammi, i sogni di persone che non hanno altro titolo per raccontare di loro se non quello di aver vissuto, di aver attraversato ore, giorni, mesi, anni della vita. Vita spesso condizionata dalla grande storia: quella che fa le guerre, le battaglie, le malattie, le ingiustizie. Il grumo di vita vera che le vicende umane di Pieve Santo Stefano e di www.bancadellamemoria. it raccontano ci ricordano che tutto non può essere riassunto in grafici colorati e in parole sagge. "
Insomma, mi chiedo una volta di più, ma davvero l'ex ministro dei beni culturali confonde così smaccatamente le fonti orali (degnissime, ma con tutte le loro potenzialità, caratteristiche e limiti) con la doverosa documentazione della Storia di un Paese? Il fatto che il protagonista del suo ultimo romanzo fosse "archivista di Stato" e si occupasse di "archiviare" diari (ne avevamo parlato nel blog, vero?) già era stato fonte per me di qualche sospetto di poca chiarezza di idee... ma ora!
E a parte la persona/ggio, non vi pare che sia un altro segno della condanna degli archivi (quelli veri) ad un sempre maggiore disinteresse da parte di chi ci governa?
Volevo segnalarvi il rilascio ai primi di giugno dello standard WARC - Web ARChive file format, attualmente draft ISO/DIS 28500. L'ultima versione del WARC 0.18 si propone come un formato contenitore generalizzato per l'archiviazione di risorse digitali, frutto dello sviluppo di un iniziale progetto software open-source da parte di un board internazionale di cui fa parte anche la Biblioteca nazionale Centrale di Firenze.
Lo standard sul sito della BN Francese in http://bibnum.bnf.fr/WARC/warc_ISO_DIS_28500.pdf.
La pagina web dell'ISO dedicata allo standard è invece in http://www.iso.org/iso/iso_catalogue/catalogue_tc/catalogue_detail.htm?csnumber=44717.
Altre informazioni sul sito della Digital preservation Initiative della Library of Congress in: http://www.digitalpreservation.gov/formats/fdd/fdd000236.shtml
e sul blog della Library and Information Technology Assosiation americana, in: http://litablog.org/2008/06/04/new-standard-warc-web-arcive-file-format/.
Segnalo che all'indirizzo http://www.meridianaarchivi.it/cos%E8_meridiana/05_atti_del_convegno.htm
sono disponibili alcuni dei materiali relativi al convegno di bari "Comunicare gli archivi nell'eradigitale"
volevo segnalare che da una decina di giorni un hacker sta lanciando automaticamente commenti al post "Archives&Museums Informatics" con contenuti commerciali.. Federico ne ha cancellati alcuni giorni fa, stamattina ne ho cancellati altri 6 io... speriamo che la Splinder che ci ospita possa porre rimedio a questi attacchi, ma dobbiamo forse metterli comunque in conto: se vogliamo servizi gratuiti di comunità, aperti a tutti, qualche cretino/delinquente/maleducato che ci mette il naso è inevitabile!
Mi limito per il momento a segnalare che sul sito dell'amministrazione sono stati pubblicati i primi risultati del lavoro sulle ontologie archivistiche. credo sia un passo importante e dovremo valutarle con attenzione nelle prossime settimane
intanto questo è l'indirizzo http://www.archivi.beniculturali.it/servizioIII/progetti/ontologie.html
Vi segnalo questo articolo Los repositorios de informaciòn, guardianes de la memoria digital
http://eprints.rclis.org/archive/00011517/01/ad1021.pdf
Mi sembra per certi versi molto chiaro e sistematico per altri ricco di spunti e di risorse
Sono disponibili sul sito OTEBAC i materiali (tutti i file audio degli interventi e alcune relazioni) del seminario svoltosi a Roma lo scorso 26 maggio sul tema della presenza degli archivi e delle biblioteche nel web
http://www.otebac.it/seminariconvegni/roma260508_presentazioni.html
Vi segnalo che sul sito dell'archivio di stato di roma è attivo un blog (che peraltro ci richiama nel nome...) sia pure molto...topico
http://archivioroma.blogspot.com/
Al di là di ogni valutazione sulla scelleratezza delle istituzioni in questo nostro paese il caso elenchi dei contribuenti è davvero interessante.
intanto sui modelli di accesso "disinibiti" al documento digitale i documenti conservati negli archivi caratecei sono lontani e in qualche modo complessi da raggiungere ma se li immettiamo on line...
poi sulla dispersione telematica e la replicazione di complessi documentari che dati in pasto al web vengono sottoposti ad un processo di manipolazione non banale finiscono con l'essere disponibili fuori contesto etc...
insomma una bella conferma a quanto andiamo dicendo da tempo. o no?
In vista dei convegni di bologna, roma e bari mi è venuta la voglia di tornare a spulciare l'offerta web di riusorse archivistiche, anche per capire se quello che andiamo ripetendo da qualche tempo ha risocntro nei dati e in che misura. quelli che vi fornisco sono solo un pò di numeri ricavati da una banale esplorazione web dei diversi ambiti presi in considerazione. ci sarà bisogno di valutarli con attenzione ed è quello che conto di fare in un articoletto cui sto lavorando in queste settimane.
insomma dei numeri che servono poco più che un gioco...
allora,
partiamo dai siti web degli archivi di stato
Su 101 istituti 28 pari al 27%) non hanno sito web
29 istituti hanno un sito ma meglio sarebbe dire un recapito web ospitato sulle pagine base disponibili sul sito dir gen archivi
45 istituti hanno invece siti strutturati di diversa qualità e ricchezza in alcuni casi(18) sviluppati nel dominio e con la tecnologia archivi.beni culturali in altri secondo sceltre autonome (27)
Insomma almeno quantitativamente la situazione è migliorata.
Resta invece critica la valutazione delle risorse disponibili per la ricerca anche considerando come vedremo che queste vanno ormai integrate con sias
Nella maggior parte dei casi (58) non si va oltre la mera elencazione dei fondi con l’indicazione degli estremi cronologici e della consistenza senza scendere neppure al livello di serie.
Gli elenchi disponibili sono semplici elenchi alfabetici (36) che l’utente deve scorrere o in altri casi (22) presentano la possibilità di accedere mediante filtri normalmente costruiti sulla periodizzazione o sulle tipogie di sogetti produttori sul modello della guida generale
5 sono gli archivi dotati di sistemi informativi autonomi Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Palermo. A questi almeno a quanto si evince dal sito dovrebbe presto aggiungersi anche Venezia.
I sistemi informativi locali presentano caratteristiche qualitative piuttosto diversificate e non si rivelano strumenti sempre soddisfacenti ed esaustivi.
In due casi Palermo dove il sistema informativo è SIAS e Bologna in cui il sistema convive con Sias la contraddizione appare abbastanza evidente.
Al riguardo un discorso a parte merita torino che ormai tradizionalmente rende disponibile on line una ricca offerta di descrizioni che pur non configurandosi come un tipico sistema informativo sono da considerare di grande utilità. Senza aggiungere che spesso come abbiamo già detto il sistema informativo più raffinato risulta inefficace se privo del supporto degli inventari.
17 archivi integrano la loro offerta web con il link a Sias. 10 di questi istituti optano per il rinvio a SIAS come unica risorsa descrittiva.
Ma veniamo agli inventari.
nelle prossime puntate i dati relativi a sias e siusa---